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I profili ICC

Info tecniche > Colormanagement

L’ICC, International Color Consortium è nato nel 1993, con l’intento di promuovere la standardizzazione e l’evoluzione di un’architettura aperta, neutra e multipiattaforma per la gestione del colore. La cooperazione ha definito le specifiche del formato dei profili ICC, ovvero le indicazioni necessarie per comunicare il colore tra periferiche che permette di garantire l’uniformità della riproduzione del colore sui device.
I file ICC sono quindi elementi che contengono tutte le informazioni relative alla capacità di una periferica di riprodurre il colore, quali ad esempio il gamut, la caratteristica di separazione del colore (per la quadricromia e la multicoromia) gli intenti di rendering, il punto di bianco su cui i colori sono riprodotti.
Il linguaggio che è stato ritenuto adatto per la comunicazione del colore quello della colorimetria, ed in particolare si è scelto di utilizzare lo spazio colore XYZ e il derivati L*a*b* con illuminante D50 e angolo di osservazione di 2°.
I profili colore ICC descrivono le caratteristiche di riproduzione del colore attraverso uno spazio indipendente, ossia uno spazio che è in grado di rappresentare graficamente o numericamente il colore in maniera indipendente dall’attrezzatura atta alla riproduzione del colore (lo spazio CIE LAB, definisce i colori in relazione alla capacità di osservazione degli stessi misurata sull’osservatore standard). Questo linguaggio indipendente è poi di volta in volta codificato nel linguaggio dipendente della periferica (CMYK –RGB).
Ogni attrezzatura che si occupa di riprodurre colore lavora con uno spazio che è strettamente legato alle sue caratteristiche in quel momento ed in quelle condizioni. Es.: una macchina da stampa offset lavora con il proprio spazio dipendente di quadricromia CMYK; la definizione di questo spazio colore e quindi dei colori riproducibili è strettamente legata alle condizioni della macchina, degli inchiostri e della carta in uso.
I profili ICC, quindi, codificano i diversi spazi indipendenti dalla periferica e permettono di trasformare il dato colore utilizzando un linguaggio univoco.


 
 
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